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Violenza sulle donne. In che Stato siamo? – Donne con disabilità e discriminazioni multiple

“Per le donne con disabilità, esposte a discriminazioni multiple in ragione della loro condizione, la Convenzione di Istanbul resta in larga parte sulla carta”.

Così Elena Biaggioni, avvocata penalista e referente del Gruppo avvocate di D.i.Re, sintetizza le conclusioni a cui è giunto il GREVIO, Gruppo di esperte sulla violenza contro le donne del Consiglio d’Europa, nel suo Rapporto sull’applicazione della Convenzione di Istanbul in Italia pubblicato a gennaio scorso.

Proprio alle donne con disabilità e alle discriminazioni multiple è dedicato il nuovo video della campagna Violenza sulle donne. In che Stato siamo? lanciata da D.i.Re – Donne in rete contro la violenza, che fino al prossimo 8 marzo porterà all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni le raccomandazioni del GREVIO per attuare davvero la Convenzione di Istanbul in Italia, dove è in vigore dal 2014.

Nella sua indagine sulla violenza, risalente al 2014, l’ISTAT aveva rilevato come le donne che hanno subito violenza fisica o sessuale siano l’11,3 per cento della popolazione femminile generale, mentre questo dato triplica, raggiungendo il 36,7 per cento, se si prendono in considerazione solo le donne con una qualche forma di disabilità.

Un’indagine della FISH, Federazione italiana per il superamento dell’handicap, pubblicata nel 2019 e basata su oltre 500 interviste a donne con disabilità, denuncia come l’autore della violenza sia nell’80 per cento dei casi una persona legata alla donna: partner o altri familiari, operatori dei servizi, conoscenti.

Il GREVIO, Gruppo di esperte sulla violenza contro le donne del Consiglio d’Europa, nel suo Rapporto sull’applicazione della Convenzione di Istanbul in Italia, pubblicato a gennaio scorso, ha inoltre segnalato come persistano enormi difficoltà anche rispetto alla fuoriuscita dalla violenza:

  • per le donne con disabilità è difficile riconoscere e denunciare la violenza subita;
  • persiste il rischio di essere stigmatizzate e non credute a causa di una generale mancanza di comprensione della loro esposizione alla violenza;
  • manca una formazione specifica degli operatori, in particolare nel sistema della giustizia, tra le forze dell’ordine e nei servizi sociali;
  • mancano informazioni accessibili e materiale informativo adeguato sui diritti delle vittime e sui servizi di supporto disponibili.

“Le politiche per affrontare la discriminazione intersezionale contro le donne con disabilità dovrebbero attingere da ricerche e dati che illustrino la prevalenza della violenza di genere tra questi gruppi di donne”, spiega Elena Biaggioni, “e soprattutto dovrebbero tener conto delle conoscenze ed esperienze delle organizzazioni femminili che si occupano di violenza contro le donne, comprese le donne con disabilità”.

Per invertire questa situazione, il GREVIO ha raccomandato al governo italiano di:

  • sviluppare e migliorare l’accessibilità dei servizi di protezione e di sostegno per questi gruppi di donne, compresi i materiali informativi relativi;
  • sostenere la ricerca e inserire indicatori specifici sulle discriminazioni multiple e intersezionali nella raccolta di dati relativi alla violenza contro le donne;
  • assicurare l’effettiva applicazione dell’obbligo di dovuta diligenza (due diligence) per prevenire, indagare, punire e risarcire adeguatamente le vittime appartenenti a questi gruppi di donne;
  • garantire che sia prestata particolare attenzione – da parte di tutte le istituzioni e servizi pubblici – alle esigenze delle donne vittime di violenza che sono o possono essere esposte anche a discriminazioni multiple o che sono rese vulnerabili da circostanze particolari, comprese, ma non solo, le donne e ragazze  con disabilità.

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